Veleni nel bicchiere? Che cosa si può aggiungere legalmente al vino

Stappi una bottiglia aspettandoti il frutto del lavoro di un vignaiolo, e invece nel calice può esserci un cocktail di additivi. E la cosa peggiore è che sono tutti consentiti. Nel vino si possono aggiungere, legalmente, molte sostanze oltre all'uva: solfiti, nutrienti per i lieviti, chiarificanti come la colla di pesce o l'albumina, stabilizzanti, enzimi, acidificanti, tannini, persino trucioli di legno, e perfino un composto che contiene cianuro. Sono ammesse dalle norme europee entro limiti precisi. La differenza fra un vino industriale e un vino artigianale sta in quanto se ne usa: il primo corregge molto per avere ogni anno lo stesso gusto, il secondo il meno possibile.

Chi scrive. Massimo, fondatore de Il Massimo del Bere (IMDB), il WineClub di vini e Champagne di piccoli produttori indipendenti francesi. Va nelle cantine in Francia da metà anni Novanta e porta avanti il WineClub dal 2010.

Chi decide che cosa si può mettere nel vino?

Nell'Unione europea le pratiche e le sostanze enologiche ammesse sono fissate da un regolamento comune, che elenca per ognuna a che cosa serve e in che quantità si può usare. I disciplinari delle singole denominazioni, DOC e DOCG in Italia, possono essere più restrittivi, non più permissivi. Quindi gli additivi di cui parliamo qui non li aggiunge di nascosto qualcuno senza scrupoli: sono consentiti, e li trovi nel vino industriale degli scaffali della grande distribuzione. Ne ha parlato più volte anche Report su Rai 3, nel 2023 e nel 2024. A volte con toni esagerati, ma i motivi per preoccuparsi ci sono, eccome.

Quali sono le sostanze più usate, e a che cosa servono?

SostanzaA che cosa serve
Anidride solforosa (solfiti)protegge il vino dall'ossidazione e dai microrganismi; è l'additivo più diffuso, anche nei vini artigianali, in dosi diverse
Sali di ammonio, per esempio il fosfato di ammonionutrono i lieviti, perché la fermentazione non si blocchi
Colla di pesce, albumina, caseina, bentonitechiarificano il vino, rendendolo limpido; quelli di origine animale sono una sorpresa sgradita per vegetariani e vegani convinti di bere solo uva
Citrato o solfato di rameeliminano gli odori di zolfo che a volte si formano in fermentazione
Ferrocianuro di potassiotoglie il ferro e il rame in eccesso, che possono intorbidire il vino. Le quantità sono minime, si usa sotto il controllo di un enologo e il deposito viene eliminato: ma l'idea di un composto che contiene cianuro nel processo del proprio vino è tutt'altro che rassicurante
Ureasiè un enzima che riduce l'urea, da cui si può formare una sostanza indesiderata durante la conservazione
Antischiumaevitano che il mosto faccia troppa schiuma durante la fermentazione
Alginatinegli spumanti servono, fra l'altro, a racchiudere i lieviti in piccole sfere, più facili da eliminare
Acido tartarico, gomma arabica, carbossimetilcellulosacorreggono l'acidità e stabilizzano il vino, perché non formi depositi
Tannini e trucioli di legnodanno struttura e note di legno senza passare dalla botte

L'elenco non è completo: il regolamento europeo prevede molte altre sostanze e pratiche.

Allora qual è il problema del vino industriale?

Chi vorrebbe bere un vino trattato come un prodotto chimico? Le dosi sono ammesse, ma per molte di queste sostanze l'effetto di un consumo regolare nel lungo periodo è poco studiato, e il punto vero è lo scopo. Un vino prodotto in grandi volumi deve avere ogni anno lo stesso gusto, lo stesso colore, la stessa stabilità sullo scaffale, partendo spesso da uve di provenienza diversa. Per riuscirci si corregge molto in cantina. Un piccolo vignaiolo che lavora le proprie uve può permettersi di intervenire poco, e accettare che ogni annata sia diversa. Nel bicchiere la differenza si sente: da una parte un prodotto costante, dall'altra un vino che racconta una vigna e un anno.

Come faccio a sapere che cosa c'è nel mio vino?

E il vino che scelgo io?

Nel mio WineClub, Il Massimo del Bere, lavoro con piccoli produttori indipendenti, molti in biologico o in biodinamica, che vado a trovare di persona: so come lavorano in vigna e in cantina, e posso raccontartelo bottiglia per bottiglia.

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